varia - 30/08/2019
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C'è una lingua che muore … di Nicola Criniti

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C'è una lingua che muore …

Nicola Criniti


"Ager Veleias", 14.06 (2019) [www.veleia.it]



Bruno Stelitano, apprezzato poeta e scrittore di Roghudi (Vecchio, ora abbandonato e "sostituito" dalla nuova Roghudi, enclave di Melito di Porto Salvo, RC), noto anche, giustamente credo, come «il vate di Roghudi», ha da sempre ben compreso e vissuto tutto ciò: le alluvioni – quelle del 1971 e 1973 – hanno potuto far morire il suo antichissimo paese, sulle pendici meridionali dell'Aspromonte reggino, al centro della fiumara Amendolea (e della superstite area grecofona calabrese), ma non hanno potuto far tacere il suo "cuore".
La storia dell'impervia e affascinante sua contrada, la sua lingua e cultura grecanica (che pratica, conserva gelosamente e diffonde), le dinamiche pur minime socio-economiche e politico-culturali, i rapporti inter-familiari e inter-vicinali … tutto questo in lui fermenta e sopravvive ai cedimenti e ai disastri strutturali. Come da lui è ben testimoniato, il passato vive se, caparbiamente, lo si registra, lo si studia, lo si memorizza, lo si racconta a sé e agli altri … in semplicità e fierezza "paesana" lo si ama!
Ma ancor più, forse, la sua tenace "vocazione" propriamente ellenofona dovette la sua ufficializzazione anche all'incontro al comune di Roghudi col glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, durante uno dei suoi pellegrinaggi calabresi alla ricerca autoptica della lingua e della cultura ellenica perduta e/o dimenticata dell'Italia meridionale, che per lui risalivano direttamente alla colonizzazione della Magna Grecia.


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