AGER VELEIAS
Rassegna di storia, civiltà e tradizioni classiche
Veleia

NOVITÀ - lunedì 21 giugno 2010

MESOGHEIA
MESOGHEIA

MESOGHEIA

Archeologia e Storia della Sicilia centro meridionale
dal VII al IV sec. a.C.


CALOGERO MICCICHÈ


2 edizione



Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta 2010, pp. 272 + numerose ill. euro 30

[ISBN 978-88-8241-328-6]

[cso Umberto I 111, 93100 Caltanissetta / tel. 0934.21946 / fax 0934.551366 / sciasciaeditore@virgilio.it]


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SOMMARIO


Prefazione di Piero Orlandini [1989]

Prefazione di Pietrina Anello [2010]

Elenco delle abbreviazioni

Introduzione: ellenizzazione come problema aperto

Capitolo I: Sicani e Siculi

Capitolo II: il VII secolo a.C.
1. Il ruolo di Gela
2. Le fonti archeologiche
3. Le fonti letterarie

Capitolo III: il VI secolo a.C.
1. La fondazione di Akragas e la politica di Falaride
2. Le fonti archeologiche
3. Le fonti letterarie

Capitolo IV: il V secolo a.C.
1. Fra tirannide e democrazia
2. Le fonti archeologiche
3. Le fonti letterarie

Capitolo V: il IV secolo a.C.
1. Dionisio e la Sicilia interna
a. le fonti archeologiche
b. le fonti letterarie

2. La Sicilia interna fra Timoleonte e Agatocle
a. le fonti archeologiche
b. le fonti letterarie

Capitolo VI: il problema della decadenza dei centri indigeni dell'entroterra centro-meridionale


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Il filo rosso che lega anche questa seconda edizione del volume, che Calogero Miccichè dedica alla mesògheia centro meridionale della Sicilia, è rappresentato dalla stretta interrelazione che intercorre tra costa ed entroterra, tra le apoikiai greche, prevalentemente costiere, e gli innumerevoli centri dell'interno, che a diverso grado hanno risentito del rapporto con la Grecità. Una linea d'indagine che, alla luce di un'intuizione metodologica di Dinu Adamesteanu, pioniere della ricerca archeologica nella Sicilia interna, aveva già ispirato la prima edizione di Mesògheia [1989]. Ma con questo suo nuovo lavoro Calogero Miccichè ha saputo andare oltre, non solo facendo tesoro delle novità offerte dalla ricerca archeologica dell'ultimo ventennio, che hanno riaperto il problema ormai pluridecennale dei rapporti fra Greci e popolazioni epicorie, ma anche sapendo sfruttare nel migliore dei modi la ricchissima letteratura secondaria sul problema, complesso ma particolarmente affascinante, dell'ellenizzazione, problema che negli ultimi decenni si è arricchito di un lessico più raffinato anche se non totalmente in grado di tradurre le innumerevoli sfaccettature di un rapporto già di per sé complesso.
Giustamente, dunque, prima di entrare nel vivo della trattazione l'Autore inserisce un'introduzione dedicata alla «Ellenizzazione come problema aperto». Qui non solo sono ricordate le principali chiavi di lettura, individuate dalla moderna storiografia per definire le relazioni intercorse tra i differenti ethne della Sicilia antica, ed è opportunamente sottolineata la quasi impossibilità di dare una risposta adeguata alle differenti situazioni createsi nella nostra Isola subito dopo l'arrivo degli apoikoi greci, ma viene altresì posto l'accento sui contributi recenti finalizzati ad una ridefinizione del concetto di ellenizzazione, anche attraverso il lessico. Termini come "acculturazione", "deculturazione", "riplasmazione", "ristrutturazione ideologica", "interazione", "relazioni interculturali", "multiculturalismo", ecc., ormai entrati a far parte di pieno diritto anche negli studi sul mondo antico, rendono ragione non solo della ricchezza lessicale raggiunta, ma nello stesso tempo sono una riprova della difficoltà di definire le molteplici e in certi casi irriducibilmente differenti tipologie di contatto, la complessità delle stratificazioni, la ricchezza di articolazioni e di sfumature.
Attraverso un'analisi delle fonti archeologiche e letterarie, condotta secolo per secolo e in capitoli paralleli (...), Miccichè ripercorre la vicenda storica dell'area compresa fra l'Himera e l'Hàlykos, nell'arco di tempo che va dagli inizi del VII secolo a.C. alla fine del IV secolo a.C. Ne scaturisce un quadro di grande interesse, ma estremamente variegato e complesso, in cui le fonti letterarie lacunose e frammentarie, pur riuscendo talvolta ad illuminare le testimonianze archeologiche, non sempre sono in grado di offrire risposte adeguate ai numerosi interrogativi, cui neppure i risultati della ricerca archeologica, anche più recente, sebbene sempre più consistenti e forieri di nuovi apporti, riescono a dare risposte soddisfacenti. Protagonisti di questo quadro, poi, sono i singoli centri dell'area centro-meridionale della Sicilia, piuttosto che gli ethne nella loro globalità; ethne che pure, sia nel momento di passaggio tra VIII e VII secolo a.C. sia dopo l'arrivo dei Greci fondatori di Gela, hanno profondamente inciso sulla realtà storica, culturale e demografica della regione, diventata punto di incontro e scontro tra Sicani e Siculi. Stando alle testimonianze archeologiche, che sembrano trovare conferma nelle fonti letterarie (Tucidide e Diodoro), il settore centrale della Sicilia sarebbe stato quello più interessato, nel periodo immediatamente precedente e subito successivo all'arrivo dei Greci nell'Isola (VIII-VII sec.), da una forte pressione dei Siculi verso Ovest, tesa al rafforzamento delle proprie posizioni nell'interno e ad un recupero del territorio perso a causa della proiezione dei Greci verso l'entroterra, a tutto svantaggio dell'ethnos sicano. Ciò avrebbe provocato, infatti, il progressivo restringimento della Sicania a quell'area interna compresa tra il Salso (Himera) e il Platani (Halykos) (...) al centro dell'indagine di Calogero Miccichè.
La rilettura dei dati archeologici restituiti da questi siti, fatta anche con l'ausilio dei frustuli di informazione provenienti dalle fonti letterarie, ha permesso all'Autore di ricostruire la vicenda storica della regione, che nella longue durée manifesta tutta la sua complessità, dovuta oltre che all'incontro-scontro sicano-siculo anche e, direi soprattutto, al confronto con le apoikiai greche di Gela e di Akragas, che con la loro rapida espansione erano destinate a condizionare il futuro dei centri indigeni sia pure in maniera disomogenea. Tutto ciò, se da un lato ha fatto sì che le popolazioni epicorie si rendessero conto della loro alterità e, quindi, della loro identità, ha anche determinato che il mondo greco-coloniale e quello anellenico fossero due realtà in continua trasformazione e reciprocamente permeabili. Desidero porre l'accento sulla reciprocità e permeabilità perché, se è vero che la differenziazione etnico-culturale tra la realtà greca e quella epicoria è diventata nel tempo sempre più impalpabile in conseguenza di una crescente e pressoché prevalente ellenizzazione, è anche vero che la stessa tradizione storiografica greca e greco-occidentale in primis sembra avere la netta percezione che la Grecità di Sicilia sia l'esito finale della mescolanza dei differenti ethne. (...)
Tanti altri sarebbero gli spunti di riflessione offerti dal lavoro di Calogero Miccichè che meriterebbero di essere posti in evidenza. Si pensi, per esempio, al ruolo attivo che l'elemento encorio ha svolto in tutti gli eventi più significativi della storia della Sicilia greca (Ducezio e la sua synteleia, partecipazione alla grande politique internazionale di Atene prima e di Cartagine poi, adesione alla symmachia timoleontea, ecc.). Su due, in particolare, desidero soffermare l'attenzione. Il primo: la prudenza e insieme l'originalità con cui ha affrontato un tema spinosissimo come quello dell'identificazione dei siti. Nonostante le numerose perplessità destate, già dopo la pubblicazione della prima edizione di Mesògheia, la sua ipotesi di identificare Motyon con Sabucina mi sembra sufficientemente credibile e ben supportata dalla lettura delle testimonianze letterarie e archeologiche. Il secondo: individuazione dei motivi della decadenza, che nello scorcio del IV secolo attanaglia i centri indigeni dell'entroterra centro-meridionale, in un lungo processo evolutivo che affonda le sue radici nella politica coloniale promossa da Timoleonte; il Corinzio, favorendo il ripopolamento delle poleis greche anche con l'apporto delle comunità indigene dell'entroterra, avrebbe finito con lo spopolare non pochi siti dell'interno. Una proposta interessante che, sottraendo a un'ipotetica politica violenta di Agatocle le cause del declino, offre altresì linfa ulteriore all'idea della mescolanza sentita come ricchezza dagli stessi Greci. [Pietrina Anello]


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