AGER VELEIAS
Rassegna di storia, civiltà e tradizioni classiche
Veleia

NOVITÀ - venerdì 26 gennaio 2024

Il mercante di neve
Il mercante di neve

Il mercante di neve. I guanti bianchi del patrono di Parma, curr. G. Masola - C. Cabassi, Comune di Parma / Assessorato alla cultura, Parma 2024, pp. 91 [ISBN 978-88-946338-7-0]
 
 
Sant’Ilario, dolce Protettore [Enrico Solmi Vescovo di Parma]
 
Da alcuni anni, in occasione della solennità di Sant’Ilario, scrivo una lettera alla nostra amata città, che festeggia il suo patrono Sant’Ilario. Mi impegno a offrire una sintetica riflessione sulla vita delle persone di Parma, le gioie e le fatiche che tutti vivono e, soprattutto, le speranze che sento nascere nel cuore dei credenti, di coloro che sono lontani dalla fede e di quanti solo da poco tempo hanno scelto la nostra città come loro casa. Lo farò anche quest’anno, perché credo che l’occasione sia particolarmente propizia, dato che Ilario di Poitiers fu un uomo aperto alla parola del Signore e, contemporaneamente, spinto dal Vangelo verso i suoi fratelli e “cacciato” dalla sua patria a motivo di esso.
Anzitutto egli stesso nel suo De Trinitate, forse con riferimento autobiografico, dimostra che il passaggio dal paganesimo alla fede in Cristo rappresenta il più grande guadagno sulla terra e, soprattutto, ci apre all’eterna e beata esistenza con il Dio che ci ha dato la vita:
Il mio animo si affrettava non solo a fare quanto sarebbe stato del tutto delittuoso e doloroso omettere, ma anche a conoscere questo Dio, autore di così grande dono. A lui il mio spirito era debitore di tutto se stesso, servendo lui pensava di nobilitare se stesso, a lui rapportava ogni modo di pensare la propria speranza, nella di lui bontà trovava riposo, come in un porto sommamente sicuro e familiare, in mezzo alle tante sventure delle occupazioni presenti.
Il suo servizio di Vescovo, poi, lo porta a subire la persecuzione e l’esilio. In questo modo egli è chiamato a testimoniare il Vangelo. Durante il sinodo di Béziers del 356, vista la sua perseveranza contro la dottrina ariana, viene deposto dall’episcopato ed esiliato in Frigia, in Asia minore (attuale Turchia). Sappiamo che Ilario rimane fermo nella dottrina. Considera il pensiero di Ario particolarmente pernicioso e divisivo per la Chiesa: il Verbo di Dio fatto carne in Cristo non è una creatura e nemmeno una rappresentazione parziale della divinità, ma anch’Egli vero Dio, come il Padre, da lui eternamente generato. D’altro canto, soprattutto grazie al suo esilio in Oriente, in Frigia appunto, ha modo di aprire i suoi orizzonti alla riflessione teologica più elaborata e complessa delle chiese di lingua greca. Qui approfondisce e comprende meglio che non si deve solamente affermare l’unicità della sostanza divina e l’uguaglianza delle Tre persone, ma contemporaneamente la loro distinzione nella Trinità santa. Sappiamo che dello Spirito santo si parlerà in modo approfondito solo successivamente, in particolare nel concilio di Costantinopoli del 381. Nondimeno Ilario vuole elaborare la sua dottrina trinitaria salvaguardando il dettato di Nicea circa l’unità della sostanza divina insieme alla distinzione e all’opera specifica di ciascuna Persona divina nei confronti degli uomini e per la loro salvezza. Questo per non cadere nell’errore del sabellianesimo, che di fatto annullava la relazione e la distinzione delle tre persone del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
Proprio la relazione è la cifra della riflessione ma anche dell’esistenza del santo vescovo Ilario. Relazione con Dio, che è Amore (Spirito santo) che scorre incessantemente fra il Padre e il Figlio e per questo Essi sono un unico Dio, un’unica sostanza. Relazione con i fratelli e con gli uomini, quelli che lo hanno accolto nella vita e nella fede, quelli che lo hanno reso ramingo lontano dalla sua patria e dalla sua diocesi. Ma sempre uomo di relazioni, capace di approfittare di ogni occasione, anche della persecuzione e del rifiuto, per crescere nell’amore e far crescere nella vera umanità.
Nel suo passaggio nella nostra città e, particolarmente, nel suo permanere fra noi come amato e venerato patrono non solo ci insegna tutto questo, ma ci accompagna con dolcezza e ci indica la via della responsabilità e del servizio, che il gesto dei guanti bianchi ci rammenta e ci spinge ogni giorno a vivere senza risparmio.


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