AGER VELEIAS
Rassegna di storia, civiltà e tradizioni classiche
Veleia

ITALIA - lunedì 7 marzo 2011

Memoria mortuorum nel Mediterraneo antico di Nicola Criniti
Memoria mortuorum nel Mediterraneo antico di Nicola Criniti

Memoria mortuorum
nel Mediterraneo antico

Nicola Criniti


"Ager Veleias", 6.04 (2011) [www.veleia.it]



«Passante, quello che tu sei, anche io lo sono stato: quello che io sono, (lo sarete) tutti». È un memento mori molto diffuso e spesso inquietante nella cultura mediterranea, da Israele – «ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è ...» –; all'Italia medievale/tardo-rinascimentale – «sono stato quello che ora tu sei; tu stesso sarai quello che ora io sono» –; ai cimiteri italiani – «noi eravamo come voi, voi sarete come noi » (sulla fronte di alcuni ingressi ) – e agli epitaffi funerari occidentali otto-novecenteschi – «oggi a me, domani a te» –, che riecheggiano in modo significativo il celebre versetto del Siracide «ieri a lui e oggi a te».
«Mors vitam vicit», la morte sconfigge inesorabilmente la vita: morire – il fallimento per eccellenza degli uomini – è sempre stato difficile per tutti. «È sicuro che dobbiamo morire, ma non sappiamo se in questo stesso giorno», lasciò scritto Cicerone: anche se costa 'fatica' dunque, finché ti è concesso – dum licet – vivi pienamente il tuo tempo «in dies et horas» ...
Le frequenti esortazioni iscritte al carpe diem di oraziana memoria sono appunto l'atavica eredità di un diffuso scetticismo e di una altrettanto diffusa incertezza sul destino dell'uomo dopo la morte, che intridono tutta la cultura europea moderna. Il ritornello carnascialesco «chi vuol esser lieto sia: / di doman non c'è certezza», che ritorna per otto volte nella Canzona di Bacco di Lorenzo de' Medici (1490), ne è esempio notissimo ed emblematico.


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